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Buongiorno lettori!

Non troppi giorni fa ho avuto modo di fare una bella chiacchierata con Margherita Fray, l’autrice di “Pâtisserie Française. Macarons in cerca d’amore“, che ha pubblicato questo dolce e frizzante chick-lit con Royal Books, e alla sua cifra stilistica.

Margherita, togliamoci subito il sassolino dalla scarpa. Li vedi – qui davanti a noi – i lettori di Pâtisserie Française che hanno cliccato sul link dell’intervista? Ecco, la maggior parte di loro lo hanno fatto perché hanno una smania che se li divora. Vogliono sapere di Etienne e di Eleonora. Nel senso che ne vogliono sapere di più. Quindi che sia veloce e indolore: questo romanzo sulla vice coppia che a tratti “ruba” la scena a Pierre e Veronica, ci sarà o no?

“La questione Etienne-Eleonora è un po’ più complessa di quello che possa sembrare, almeno per me. Proprio perché tanti dei miei lettori me lo hanno chiesto, sto pensando di scrivere qualcosa su di loro. Il problema principale della questione è che correrebbe il rischio di diventare una storia che io – per prima – non vorrei leggere. Non sono una fan della scelta di concatenare una serie di libri attraverso i personaggi secondari, ecco perché probabilmente un romanzo sulla storia di Etienne ed Eleonora non lo leggerei. Di conseguenza, sono un po’ restia.”

A questo punto Margherita nota che sto per scoppiare a piangere e prova a tirarmi su.

“Però potrei convincermi qualora un giorno trovassi un’idea davvero accattivante per i miei gusti. Se così fosse, potrei pensare di scrivere anche di loro. Ma dovrei avere davvero la voglia di farlo, perché altrimenti non riuscirei a dare il massimo.”

Tiro su col naso, scaccio via le lacrimucce e provo di nuovo a darmi un tono. Intanto concentriamoci su questo, di romanzo. Che tra l’altro ha anche una storia editoriale parecchio interessante…ve lo ricordate? Pâtisserie Française, originariamente, era nata come una fan fiction. Com’è cambiata in questa sua nuova veste?

“Non credo che sia rimasto niente della vecchia Pâtisserie Française nella nuova versione. E ne sono davvero contenta, perché so che con il lavoro che abbiamo svolto siamo riusciti a far brillare una storia che era nata quasi all’ombra di Teach Me. Adesso è bella e lo è nel suo.
Quando leggevo la versione di Pâtisserie Française diventata famosa su Wattpad non riuscivo a provare nei suoi confronti lo stesso affetto che nutrivo per altre mie storie. Non mi piaceva Veronica e neanche Pierre, li trovavo poco credibili e poco divertenti. Quindi ho deciso di riscriverla.”

E come accade spesso quando ci sono dei cambiamenti di mezzo, qualcuno è rimasto spiazzato…

“So che purtroppo tanti lettori non hanno condiviso la mia scelta. Mi è dispiaciuto, ma volevo cambiarla per trasformarla in una storia che mi rappresentasse come autrice. Inizialmente avevo pensato di dividerla in una prima e in una seconda parte, ma poi ho cambiato idea e ho preferito concentrarmi sul finale. E devo dire che è stata la parte più difficile da scrivere e quella in cui l’aiuto di chi ha lavorato al testo è stato molto prezioso.” 

E infatti il risultato è stato dei migliori. La nuova versione di Pâtisserie Française ha conquistato vecchi e nuovi lettori. Questo romanzo sa farsi amare soprattutto per la spensieratezza che trasmette, scrivono nelle recensioni. Era questo il tuo obiettivo?

“Io non credo che si debba scrivere con l’intenzione di lasciare qualcosa a chi legge. Lo vedo come il primo passo per confezionare un libro tremendo. E allo stesso modo non ho mai avuto la presunzione di insegnare qualcosa a qualcuno con i miei romanzi. Ho sempre creduto che l’importante fosse raccontare ai lettori delle storie diverse, con personaggi originali. A questo proposito credo che protagonisti come Pierre e Veronica si leggano di rado.”

In che senso? Cioè, capisco che di Pierre in giro ce ne siano pochi…

“La ragione, in realtà, è semplice: sono entrambi potenzialmente imperfetti. Nel corso della storia Pierre commette degli errori, ma non è che Veronica sia da meno. E un po’ tutti i personaggi di Pâtisserie Française hanno la tendenza a commettere degli errori, nessuno di loro si comporta del tutto bene o del tutto male. Alla perfezione che leggo spesso nei romanzi, preferisco senza dubbio l’imperfezione. E in Pâtisserie Française è proprio dilagante.”

È già difficile accettare le proprie, di imperfezioni. Come si fa ad accettare quelle degli altri?

“Credo che sia giusto apprezzare una persona anche quando ti fa schifo (l’ho lasciata proprio come l’ha detta Margherita, perché rendeva davvero bene l’idea. Ndr). Ti puoi rendere conto di amare davvero qualcuno soltanto quando arriva al tuo cospetto imperdonabile nell’errore che ha commesso e perdoni comunque. Magari anche senza un motivo logico. Se c’è davvero una cosa che vorrei che questo romanzo potesse lasciare ai lettori è l’idea che non c’è infamia nel perdonare una persona che non merita il nostro perdono. Perché è esattamente quello che facciamo quando amiamo. E se amare non è mai uno sbaglio, allora non lo è neanche perdonare.”

Se Veronica è imperfetta, allora lo sono anche tanti dei tuoi lettori, perché in molti si sono rispecchiati nella tua protagonista. Come te la spieghi questa immedesimazione di massa nella signorina Neri?

“Veronica è una persona normale. Forse è la protagonista più normale che da diverso tempo a questa parte mi sia capitato di incontrare nelle storie che ho letto. Non ha niente di particolare. Spesso si legge di protagonisti molto belli e talentuosi o con dei passati particolari che contribuiscono a renderli speciali. Lei non ha nessuna di queste qualità. Veronica non ha questioni irrisolte nel passato più di quante non ne abbia ognuno di noi: tutti abbiamo un ex e probabilmente una relazione finita male che ci siamo lasciati alle spalle. E anche il suo presente è simile a quello che potrebbe vivere qualsiasi lettore.”

Quindi potrebbe capitare a ognuno di noi di incappare in un Pierre… Interessante.

“Stesso discorso vale per la sua famiglia”, continua Margherita. “I suoi genitori potrebbero essere quelli di chiunque, sono una coppia che si barcamena con lavori umili. Insomma, Veronica è un personaggio molto semplice. È bella, ma non ha una bellezza così travolgente. È brava, ma alla fine ha una laurea in biologia, non è che sia prossima al dottorato in fisica nucleare. È una ragazza normale che prova a vivere una realtà decente.”

Quindi è questo il trucco? Essere normali?

“Credo di sì. Non hai bisogno di aver vissuto un passato tragico o di aver fatto domanda al Cern di Ginevra per immedesimarti in lei. Alla fine è una ragazza che mangia la pasta col tonno a pranzo, che gioca con il Philadelphia e i salatini e che guarda Benedetta Parodi in tv. Non è speciale e non lo vuole essere.”

E di Pierre cosa mi dici? È arrogante e con la puzza sotto al naso. Mi spieghi come hai fatto a fare innamorare tutti i tuoi lettori – di ambo i sessi – del pasticcere francese?

Diciamoci la verità, un po’ ho giocato sporco: Pierre è bellissimo.
Scherzi a parte, quando scrivo non riesco a prevedere cosa piacerà o meno ai lettori. I personaggi li caratterizzo seguendo i miei gusti. La verità è che scrivo per me. E quando ho descritto Pierre l’ho fatto immaginandolo come qualcuno che dovesse piacere innanzitutto a me. In quel momento la cosa che trovavo più attraente in un uomo era l’ambizione. Pierre è una persona profondamente ambiziosa e motivata. E a pensarci bene anche lui non ha niente di speciale.”

Vabbè, mo’ non esageriamo…

“Nel senso che anche lui non aspira a diventare un astrofisico, vuole solo fare il pasticcere. Ma vuole essere un pasticcere speciale. In questo modo si spiega il suo orgoglio così marcato. Un’arroganza fine a sé stessa: il Pierre che conosciamo in questa storia è diventato arrogante perché ha capito che avrebbe dovuto esserlo di più in passato. Da giovane me lo sono immaginato più modesto, ma credo che a tutti nella vita capiti di diventare più cattivi – anzi, proprio più str**** – quando veniamo feriti.”

Quest’atteggiamento che hai descritto è simile a quello di un altro personaggio della storia: Marco Neri, il fratello di Veronica. A ferirlo, nel suo caso, è stato il destino… ma non anticipiamo nulla. Diciamo solo che con Pâtisserie Française i lettori avranno modo di scoprire un altro tratto della tua penna, che ben si adatta anche a delle tematiche più serie. Hai mai pensato di metterti alla prova con generi diversi dal chick-lit?

“Credo di averci provato in passato… e infatti ricordo una fan fiction che scrissi sul tema del suicidio. Per me il punto non è affrontare o meno tematiche difficili, ma come si sceglie di farlo. Penso che sarei in grado di trattare degli argomenti più complessi, magari proprio come la malattia, ma probabilmente non rinuncerei ai toni ironici. In questo senso, per esempio, ho apprezzato tantissimo “Io prima di te” (di Jojo Moyes, ndr).”

Rinfrescaci la memoria…

“Era una storia evidentemente tragica, che ruotava attorno a questo ragazzo con una mente brillante al quale la sorte aveva imposto l’immobilità. Tutto ti costringeva a pensare a quanto stesse male e alla difficoltà di vivere in quelle condizioni. Eppure, l’ho trovato un romanzo molto divertente. La protagonista femminile è molto allegra, simpatica e la sua ironia riesce a spazzare via la tristezza. Ecco, se io scrivessi un romanzo su una tematica più importate – e chissà che un giorno non decida di farlo – sicuramente non farei a meno del divertimento. E non sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti del dolore, ma un modo per esorcizzarlo. È importante continuare sempre a credere che non si debba rinunciare a ridere, anche quando la vita ci impone delle difficoltà. Di questo ne sono certa ed è il motivo che mi ha spinta e mi spingerà a scrivere libri divertenti. Spero che i miei romanzi facciano ridere i lettori. Sempre.”

A proposito di libri divertenti, torniamo a Pâtisserie Française. Ecco la domanda che ha tenuto i lettori incollati fino a questo punto dell’intervista. Possiamo sperare in un seguito?

“Sai che c’è? Per come la vedo io, una storia d’amore – di qualsiasi genere sia – ai miei occhi smette di essere divertente dopo che i due protagonisti finiscono a letto insieme. Più che il modo in cui una coppia vive una relazione, mi interessa ciò che accade prima. Della serie: quand’è che decidi che una persona è quella con cui vuoi stare? Come succede? Io tento di rispondere sempre a queste domande.”

Quindi lascerai Pierre e Veronica al loro destino?

Per scrivere un seguito della loro storia dovrei inventarmi dei piccoli intrecci, magari dei problemi ai quali dovrebbero cercare di porre rimedio. Ma il fatto è che una coppia del genere dei problemi finisce con averli tutti i giorni. Cioè, diciamocelo, ma come si fa a stare con uno come Pierre e a reprimere l’istinto di prenderlo a pugni? Va bene la bellezza spropositata e il fascino, ma quello è uno capace di toglierti i sentimenti!”

In effetti…

“Nonostante ciò, però, Pierre e Veronica tentano di trovare il loro equilibrio. A questo punto devono solo essere bravi a credere in quell’equilibrio e impegnarsi a farlo durare. Non so nemmeno io se staranno insieme per sempre oppure no, anche se spero di sì perché voglio bene a entrambi. Ma se scrivo dovrò essere io a prendere una decisione e sinceramente voglio lasciargli il privilegio di scegliere se passare o meno la vita insieme.”

Annalisa Cesaretti

(Ufficio stampa Royal Books Edizioni)

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